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sono avvenimenti che alla borghesia cadono proprio a puntino per portare avanti
le proprie mistificazioni. Un esempio è quello degli scontri fra i Cobas
dell’Alfa e la CGIL durante lo sciopero degli operai FIAT del 16 maggio. Il volantino che pubblichiamo qui di seguito è stato
progettato, scritto e diffuso il primo maggio scorso da un “un gruppo di lavoratori, studenti, precari,
disoccupati, cassintegrati … che il 25 aprile hanno scelto di stare insieme per
conoscersi e confrontarsi” e ancora adesso questo volantino sta circolando
di mano in mano e attraverso scambi tra diverse e-mail. Da tutte le parti, oramai, ci sentiamo raccontare che
siamo in piena crisi, che è una crisi mondiale e che saranno necessari sempre
più tagli a tutti i livelli e che la situazione però si risanerà in qualche anno
con interventi finanziari degli Stati e con sacrifici per tutti.
ICConlineInsieme di articoli pubblicati come "supplemento web" e non nella stampa. A fine 2008, parecchi paesi europei sono
stati toccati simultaneamente da movimenti di massa della gioventù studentesca
(liceali ed universitari). In Grecia, le assemblee generali degli studenti
hanno evocato anche un nuovo "Maggio 68". In realtà, a mobilitarsi
contro gli attacchi del governo e contro la repressione dello Stato poliziesco
non sono stati solo i giovani, ma anche parecchi settori della classe operaia
in solidarietà con le giovani generazioni. L'aggravamento della crisi economica 90 anni fa, la rivoluzione proletaria culminava in modo tragico in Germania nelle lotte del 1918 e 1919. Dopo l‘eroica presa del potere da parte del proletariato in Russia nell’ ottobre del 1917, il cuore della battaglia per la rivoluzione mondiale si spostò in Germania. Là fu condotta la battaglia decisiva, ed essa fu persa. La borghesia mondiale ha sempre voluto mantenere questi avvenimenti nell'oblio. Tuttavia, non potendo negare l'esistenza delle lotte in quel periodo, la borghesia afferma pretestuosamente che quest'ultime sono state condotte in nome Nella primavera del 2005 la
CCI ha aperto un dibattito interno riguardo all’analisi economica del periodo
di forte crescita seguito alla Seconda Guerra mondiale (ancora oggi chiamato “I
Trenta gloriosi”). Periodo che costituisce una eccezione all’interno della fase
di decadenza del capitalismo dal punto di vista delle performance economiche
poiché presenta il tasso di crescita più alto di tutta la storia del capitalismo[1]. Questo
dibattito è scaturito dalla messa in evidenza, già precedente, di una
contraddizione tra differenti testi della CCI a proposito del ruolo giocato
dalla guerra rispetto alla questione cruciale dell’insufficienza di sbocchi
solvibili per l’economia capitalista. Si poneva quindi una prima questione alla
nostra organizzazione: le distruzioni provocate dalla guerra permettono la
creazione di nuovi sbocchi? Ma questa prima questione, una volta data una
risposta negativa, ne pone automaticamente un’altra: quale spiegazione coerente
può essere data ai Trenta gloriosi basandosi
su fattori diversi dalle distruzioni provocate dalla Seconda guerra mondiale? La borghesia si è molto spaventata. Da agosto ad ottobre, un vero vento di panico ha soffiato sull'economia mondiale. A confermarlo ci sono le clamorose dichiarazioni di politici ed economisti: “Sull’orlo del baratro”, “Una Pearl Harbor economica”, “Uno tsunami che si avvicina”, “Un 11 Settembre della finanza”[1]... all’appello manca solo il riferimento al Titanic! Bisogna dire che le più grandi banche del pianeta stavano per fallire l’una dopo l’altra e che le Borse affondavano perdendo 32.000 miliardi di dollari dall’inizio di gennaio 2008, vale a dire l’equivalente di due anni della produzione totale degli Stati Uniti. La Borsa islandese è crollata del 94 % e quella di Mosca del 71%! Alla fine la borghesia, passando da un piano di “salvataggio” ad un piano di “rilancio”, è riuscita ad evitare la paralisi totale dell’economia. Questo significa forse che il peggio è dietro di noi? Certamente no! La recessione nella quale siamo appena entrati si presenta come la più devastante dalla Grande Depressione del 1929. «La fame si sviluppa nei paesi del terzo mondo e ben presto raggiungerà i paesi che si pretendevano “socialisti”, mentre in Europa occidentale e nel Nord America si distruggono stock di prodotti agricoli, si pagano i contadini perché coltivino sempre meno terra, si penalizzano se producono più delle quote imposte. In America Latina, le epidemie, come quella del colera, uccidono migliaia di persone, mentre questo flagello era stato vinto da tempo. Per tutto il mondo inondazioni o terremoti uccidono decine di migliaia di individui in poche ore proprio quando la società è perfettamente in grado di costruire dighe e case che potrebbero evitare una simile ecatombe. Non si può neanche invocare la “fatalità” o i “capricci della natura” quando a Chernobyl, nel 1986, l’esplosione di una centrale atomica uccise centinaia (se non migliaia) di persone e contaminò parecchie province, quando, nei paesi più sviluppati, assistiamo a catastrofi micidiali nel cuore stesso delle grandi città: 60 morti in una stazione parigina, più di 100 morti in un incendio della metropolitana a Londra non molto tempo fa. Ugualmente questo sistema si rivela incapace di contrastare il degrado dell’ambiente, le piogge acide, l’inquinamento di tutti i generi e soprattutto nucleare, l’effetto serra, la desertificazione, cose che mettono in gioco la stessa sopravvivenza della specie umana.» Rivista InternazionaleLa Rivista Internazionale è l'organo teorico trimestrale della CCI, pubblicato in inglese, francese e spagnolo, con selezioni di articoli pubblicate in tedesco, italiano, svedese e olandese Le
informazioni pubblicate questi ultimi mesi nel sito Internet dell’Observatoire des inégalités (Osservatorio delle diseguaglianze) mostrano quale
realtà terribile e quale sofferenza si nasconde dietro le parole “crisi
economica”:
“Un terzo della popolazione dei paesi poveri vive in bidonville o tuguri, cosa che rappresenta in totale più di 800 milioni di persone (…) Si tratta della popolazione urbana che vive nelle condizioni più disastrose, dalle bidonville alle capanne insalubri, in particolare senza acqua corrente”. Al Jazeera ha affermato con forza che le proteste in Iran costituiscono
la “più grande agitazione dalla rivoluzione
del 1979”. Le proteste sono cominciate a Teheran sabato 13 giugno e, man
mano che i risultati elettorali venivano resi noti, le proteste diventavano
sempre più violente. Pubblichiamo qui di
seguito il contributo di un nostro simpatizzante sulle recenti elezioni europee
che è ampiamente condivisibile. Il testo del compagno ci sembra interessante
anche perché riesce a restituire un quadro dello stato d’animo oggi presente nella
classe operaia.
Se
c’è un mito a cui molti credono, a proposito della storia patria, è quello
degli “italiani brava gente”, secondo il quale l’Italia non ha mai fatto male a
nessuno (eccezion fatta ovviamente per la parentesi nera del fascismo), e che
anzi, se si è impegnata nel mondo, è solo per “difendere la pace”, per imporla
alle popolazioni in guerra civile, e così via. La prima crisi globale dell'umanità" (OMC, aprile 2009) (1). La recessione "più profonda e
la più sincrona a memoria d’uomo" (OCSE, marzo 2009) (2)! Dalla
stesse ammissioni delle grandi istituzioni internazionali, la crisi economica
attuale è di una gravità senza precedente. Per farvi fronte, tutte le forze
della borghesia sono mobilitate da mesi. Pubblichiamo questo articolo scritto dalla nostra sezione in Spagna nel
marzo scorso nel pieno del movimento degli studenti in questo paese perché
mostra come la dinamica aperta dal movimento contro il CPE in Francia nel 2006
e proseguita in Italia, in Grecia ed altrove negli anni scorsi, abbia
continuato ad esprimersi mostrando anche in Spagna quelle caratteristiche che
fanno di queste lotte dei momenti della più generale ripresa della lotta di
classe a livello internazionale. Attualmente
nell’ambiente anarchico, soprattutto in Francia ed in Russia, si sta
sviluppando un dibattito tra due concezioni opposte, nel quale una certa
frangia cerca di demarcarsi dall’approccio nazionalista contenuto nella difesa
del regionalismo, dell’“identità etnica” e delle lotte di liberazione nazionale,
questioni che spesso caratterizzano l’insieme di questo campo e le sue
debolezze. Il corso catastrofico della società capitalista spinge tutti quelli
che desiderano partecipare ardentemente alla rivoluzione sociale ad esaminare
seriamente la questione delle prospettive per il proletariato. Queste
favoriscono lo sviluppo della lotta della classe operaia ed anche, data la
realtà sempre più pressante e devastante cui spinge il capitalismo decadente, di
un’opposizione allo sviluppo della barbarie guerriera imperialista che
imperversa su quasi tutti i continenti. Rivoluzione InternazionaleRivoluzione Internazionale è la pubblicazione della CCI in Italia |
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